Ferie arretrate: un debito che cresce in silenzio. Cosa fare prima di fine anno
Le ferie non godute non spariscono a fine anno. Restano nel costo del personale, con contributi, possibili sanzioni e, se il rapporto finisce, l’indennità sostitutiva. Dicembre è il momento giusto per fare il punto.
1. Controlla i termini
L’art. 10 del D.Lgs. 66/2003 prevede almeno 4 settimane di ferie l’anno:
- almeno 2 settimane vanno godute nell’anno in cui maturano;
- le altre 2 entro i 18 mesi successivi alla fine dell’anno di maturazione.
Durante il rapporto le ferie minime non si possono pagare al posto del riposo. Il contratto collettivo applicato può prevedere regole e termini ulteriori: vanno sempre verificati.
2. Pianifica e invita per iscritto
Per la Corte di Giustizia UE (sentenze del 6 novembre 2018, cause C-619/16 e C-684/16) il lavoratore perde il diritto alle ferie solo se l’azienda dimostra di averlo messo davvero in condizione di goderle, informandolo in modo chiaro e per tempo. Senza una traccia scritta, il debito resta.
In pratica: un piano ferie condiviso a inizio anno e, per chi accumula residui, un invito scritto a fruirne con le relative scadenze.
3. Mettile nel budget
- Contributi: secondo la prassi INPS, scaduto il termine di fruizione i contributi sulle ferie non godute sono dovuti anche se le ferie non sono state ancora pagate.
- Cessazione del rapporto: le ferie residue vanno liquidate con l’indennità sostitutiva.
- Bilancio: i residui sono un debito verso i dipendenti, che cresce con il passare del tempo e con gli aumenti contrattuali.
Le ferie si pianificano a gennaio, non si scoprono a dicembre.
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I contatti dello Studio sono a disposizione per ulteriori chiarimenti o approfondimenti.
