Firma di un documento durante un incontro tra datore di lavoro e dipendente
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Licenziamenti nelle piccole imprese: la Consulta supera il tetto delle 6 mensilità

Con la sentenza n. 174 del 2026, depositata il 22 ottobre e pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 28 ottobre, la Corte costituzionale ha cambiato le regole sui licenziamenti illegittimi nelle piccole imprese. Il limite massimo di 6 mensilità, per una parte dei lavoratori, non è più insuperabile.

Cosa ha deciso la Corte

La Consulta ha dichiarato illegittimo l’art. 8 della legge n. 604/1966 nella parte in cui riservava la maggiorazione dell’indennità ai soli datori di lavoro con più di quindici dipendenti. Da oggi quella maggiorazione vale anche per le imprese più piccole.

A chi si applica

  • Ai lavoratori assunti prima del 7 marzo 2015, cioè prima del Jobs Act.
  • Presso datori di lavoro che non raggiungono i requisiti dimensionali previsti dall’art. 18 dello Statuto dei lavoratori.

Per chi è stato assunto dopo il 7 marzo 2015 resta la disciplina del D.Lgs. 23/2015, già modificata dalla Corte con la sentenza n. 118/2025.

Quanto può costare oggi un licenziamento illegittimo

  1. Base: da 2,5 a 6 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto.
  2. Fino a 10 mensilità per i lavoratori con più di 10 anni di anzianità.
  3. Fino a 14 mensilità per quelli con più di 20 anni.

La Corte stessa osserva che, trattandosi di assunti prima del 2015, l’anzianità decennale è ormai raggiunta da tutti: in concreto il tetto di partenza diventa 10 mensilità.

L’importo lo stabilisce il giudice, tenendo conto di numero dei dipendenti, dimensioni dell’impresa, anzianità di servizio, comportamento e condizioni delle parti. Resta invece esclusa la reintegrazione nel posto di lavoro: la tutela rimane di tipo economico.

Cosa significa per l’imprenditore

Il punto non è licenziare più o meno facilmente. Il licenziamento resta l’ultima soluzione, ma oggi un errore può costare più del doppio rispetto a ieri. Conviene quindi investire nella prevenzione:

  • Mappare i rapporti a rischio: sapere quanti dipendenti sono stati assunti prima del 2015 e con quale anzianità.
  • Curare le procedure disciplinari: contestazioni precise, tempi rispettati, sanzioni proporzionate.
  • Preferire gli accordi in sede protetta: sindacale, presso l’Ispettorato o davanti a una Commissione di certificazione. Un buon accordo oggi costa meno di una causa domani.

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Matteo Atzori - Consulente del lavoro